L’utilizzo degli “scaffold” in chirurgia orale
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L’utilizzo degli “scaffold” in chirurgia orale

Negli articoli precedenti si è parlato della necessità in chirurgia orale e parodontale di ottenere incrementi di tessuto osseo al fine di rendere possibile l’inserimento degli impianti,laddove si assiste a grossi riassorbimenti e lacune determinate da fisiologiche atrofie oppure da gravi patologie(radio necrosi,sequestri,tumori ecc ecc).
Il ricorso agli “scaffold” consente il ripristino morfo-funzionale dell’apparato da riabilitare grazie alla possibilità di ottenere aumenti considerevoli di osso (osteo induzione),capitoli questi che fanno parte dell’ingegneria tissutale ma che già molti professionisti adoperano nella loro pratica quotidiana.
Il termine “scaffold” sta per impalcatura,riempimento.Attraverso una pianificazione anatomica del distretto da riabilitare e l’ausilio di un programma (software) si fabbricano questi “scaffold” che poi vanno inseriti nei siti ove si richiede il riempimento.La progettazione degli stessi come si è detto è resa possibile grazie al software che millimetricamente ne delinea la morfologia.Il loro inserimento nel massiccio facciale attraverso l’interfaccia porosa e mineralizzata cui è composta(idrossiapatite)attiva le cellule osteoprogenitrici(osteoblasti)rendendo possibile la rigenerazione ossea in tempi molto brevi.Il loro meccanismo parte con un potenziale osteoconduttivo (impalcatura) che poi sfocia in uno piu’ complesso e differenziato che è quello osteoinduttivo (proteine morfogenetiche) andando a ricreare il tessuto osseo perso rendendone possibile la riabilitazione.
Il caso evidenziato in foto trattasi di un paziente edentulo il cui grado di atrofia era notevole.Preliminarmente trattato con gli “scaffold” si andava a creare il substrato osseo per poi andare ad inserire ben sei fixtures(impianti) nel distretto antero-inferiore.Ovviamente si è pensato ad un carico differito per non inficiare il processo di rigenerazione ossea reso possibile dagli scaffolds.L’utilizzo degli scaffold è anche impiegato in chirurgia maxillo-facciale in luogo delle vecchie protesi siliconiche e del betafosfatotricalcico (gesso di Parigi) che si usava una volta con tempi di attesa molto lunghi.
L’avvento dell’ingegneria tissutale ha rivoluzionato i risultati in chirurgia orale e maxillo-facciale e si spera che nei prossimi anni si possano ottenere delle “certezze” sia sul piano scientifico sia clinico con gli aspetti auspicabili di una buona predicibilità e stabilità del risultato nel tempo.
 

Dott. Bruno Salerno-Odontoiatra.Chirurgo Orale.