CENTRO ODONTOIATRICO SALDENT DEL DOTT. BRUNO SALERNO - pubblicazione 2
CENTRO ODONTOIATRICO SALDENT SRL -  DOTT. BRUNO SALERNO - "CURARE CON AMORE E COMPETENZA"
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              Le neoformazioni cistiche dei mascellari
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Le cisti dei mascellari appartengono alle neoformazioni benigne di tipo produttivo e pertanto non infiammatorio ed il loro sviluppo è essenzialmente endo-osseo.
La  loro struttura è peculiare: tessuto connettivo all’esterno e tessuto epiteliale all’interno,di tipo pavimentoso pluristratificato. Possono essere  odontogene,ossia causate dai denti e non-odontogene quando si formano da residui epiteliali che permangono al momento della chiusura delle suture ossee(cisti fissurali), molto frequenti nella sutura naso-palatina, in mezzo ai due incisivi centrali,la cui forma fa assumere alle stesse la forma di un “cuore di carta da gioco” e si accompagnano a divaricazione delle radici dei suddetti denti.
Tra quelle odontogene annoveriamo la “cisti radicolare”,molto frequente,perché si localizza all’apice di un dente(radice) la cui polpa è necrotica,ossia morta,la cisti da cattiva eruzione di un dente,in cui è compromesso il “follicolo” ossia il sacco che accompagna l’eruzione di un dente e pertanto detta “follicolare”,la cisti “paradentale”quando si localizza nel parodonto e “residua” quando si forma a seguito dell’estrazione di un dente dai residui epiteliali che permangono-non rimossi- nella cavità lasciata dal dente estratto,detta “alveolo”.
cisti mascellari,
Radiologicamente si osserva con una area osteolitica a margini netti il cui diametro supera il centimetro, la diagnosi differenziale va fatta con il granuloma apicale,decisamente ridotto di dimensioni,ossia inferiore al centimetro.
Quanto assume proporzioni rilevanti è detta “cheratocisti”. La sua natura è benigna ma è altamente pericolosa in quanto,a furia di accrescersi nelle strutture ossee in cui si trova distrugge l’osso con una velocità superiore al tumore. Il meccanismo con cui si accresce è legato ad un meccanismo colloido-osmotico, ossia richiama liquidi e proteine all’interno(granuli di colesterina di colorito giallognolo) ed il suo volume aumenta. Clinicamente il paziente avverte senso di torpore e formicolio con grosse tumefazioni nella sede oggetto della lesione. Alla palpazione la neoformazione si dice che “fluttua”ossia si sposta. Generalmente attacca la corticale esterna dell’osso e talvolta si sposta nella midollare interna.
La terapia è chirurgica da compiersi nella fase acuta,ossia “espansiva”(detta di fistolizzazione) in quanto piu’ agevole è la sua rimozione che avviene tramite “scollamento”della stessa,senza lasciare frammenti di epitelio altrimenti si riforma immediatamente(recidiva).Si consiglia di estrarre il dente interessato(in quelle follicolari e radicolari)o per scongiurare l’estrazione del dente quando trovasi sotto corone e ponti si ricorre all’apicectomia, ossia al taglio della radice del dente interessato e sigillandone l’apice radicolare(otturazione retrograda).
Nella cavità residua dopo la rimozione della stessa  si consiglia di innestare dei biomateriali onde accelerare il processo di osteinduzione e di osteoformazione.
 

Dott. Bruno Salerno-Odontoiatra-Chirurgo Orale-Istituti Clinici di Specializzazione e di Perfezionamento Università degli studi di Milano-

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